Abbazia di San Galgano, Siena

Nel tratto di Toscana tra Siena e Massa Marittima, la selvaggia e poco conosciuta Val di Merse, si trovano gli spettacolari resti dell’Abbazia cistercense di San Galgano, che conserva la celebre lama (o spada nella roccia) che racconta di storie di antichi cavalieri, unendo arte e leggenda. Di San Galgano, titolare del luogo che si festeggia il 3 dicembre, si sa che morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180 quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce. L'evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del Santo chiusdinese. L’Eremo di Montesiepi e gli imponenti ruderi dell’Abbazia sono ancora oggi uno dei luoghi più suggestivi della spiritualità toscana ed uno dei più rilevanti esempi dell’architettura romanica e gotico-cistercense in Italia.

Caffè Meletti, Ascoli Piceno

Se si passa da Ascoli Piceno, una tappa obbligata è il Caffè Meletti, che per la sua originalità e gusto liberty è tra i caffè storici più rinomati d’Italia. Il Caffè porta ancora il nome del fondatore, Silvio Meletti, noto imprenditore di inizio secolo a cui si deve l’invenzione del famoso liquore anisetta, che ancora oggi viene servito in eleganti bicchieri con l’aggiunta di un chicco di caffè, detto Anisetta con la mosca. Il Caffè ha mantenuto nel tempo quell’anima elegante che l’ha reso un salotto per intellettuali di tutto il mondo, che si ritrovavano nella placida piazza di Ascoli Piceno per celebrare il buon vivere all’italiana. Tra gli ospiti illustri affezionati al Caffè ascolano si ricordano Ernest Hemingway, Renato Guttuso, Jean Paul Sartre, Pietro Mascagni e anche l’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele, che nel 1908 lo decretò il Fornitore Ufficiale di casa Savoia. La proprietà ha mantenuto negli anni gli arredi originali conservando gli splendidi affreschi di Pio Nardini di inizio Novecento, omaggio all’anisetta che viene raffigurata allegoricamente e quell’ambiente dolcemente etereo, dato dai tavolini color malva che d’estate si affacciano su Piazza del Popolo e dove ancora scrittori e poeti si ritrovano in cerca d’ispirazione.

La Casa Futurista, Roma

Salendo al secondo piano di un edificio degli anni ’20 nel cuore dei Parioli a Roma, ci si ritrova improvvisamente immersi in un viaggio a ritroso nel tempo di quasi un secolo. Siamo nel 1932, quando un noto avvocato e uomo d’affari conferisce l’incarico di progettare ed arredare la propria abitazione a Vittorio Morpurgo, tra gli architetti più di spicco dell’epoca, il quale rimane piacevolmente colpito dagli ampi spazi e dalla pianta circolare dell’appartamento. L’architetto bilancia saggiamente i dettami della rigida architettura razionalista con morbide forme e colori cangianti tipici del Novecento, ingaggiando i decoratori e gli artisti in voga in quegli anni. I 450 metri quadri dell’appartamento vengono sinuosamente divisi in diversi ambienti tra cui spicca l’ingresso dalla straordinaria pianta pentagonale che più risente dell’influenza dello stile razionalista, il doppio salone arricchito da mobili prodotti in Germania su attentissimo disegno del Morpurgo, specchi incisi con motivi acquatici, vasi tra cui spicca quello iridescente di Buzzi e affreschi che ancora risentono dell’influenza futurista. La sala da pranzo (qui in foto) è la più curata nei dettagli e per questo fu anche l’ultima ad essere finita. Incuriosito dalla forma ovale dell’ambiente, l’architetto ricreò una linea unica tra il soffitto, con una pittura ovale a tre strisce di colorazione diverse, il grande tavolo da pranzo e la decorazione sul pavimento in linoleum policromo. Il lampadario è di Fontana Arte su disegno dettagliatissimo del Morpurgo, le sedie decorate con pelle di pitone. Due affreschi di Giulio Rosso, collaboratore di Piacentini, alleggeriscono l’atmosfera con scene colorate e frivole tipiche del lavoro dell’artista.

Casa Mollino, Torino

La casa di Carlo Mollino si trova al primo piano di una villa in stile francese di fine Ottocento nel cuore di Torino, rimasta nascosta per molti anni dopo la morte dell’artista. È tutt’oggi avvolta dal mistero ma dà la misura del genio di questo personaggio straordinario novecentesco, ancora capace di ispirare la nostra contemporaneità. Architetto, designer, pilota d’aerei, progettista di automobili da corsa, fotografo con l’ossessione per il corpo femminile che spesso tradusse in forme ed architetture sinuose. Mollino fu un’artista a tutto tondo e costruì la propria casa come un progetto intellettuale e spirituale, in virtù del fatto che come nella tradizione dell’Antico Egitto (del quale fu sempre affascinato) la sua dimora avrebbe dovuto ospitare la sua anima in questa vita e nell’Aldilà. Tra i tanti riferimenti simbolici alla civiltà egizia vi è il letto ottocentesco a forma di barca e una parete ricoperta di farfalle colorate, che rappresentano la rinascita dalle tenebre. Il genio eclettico di Mollino risiede proprio nella sua innata capacità di fondere nello stesso ambiente richiami di diversa ispirazione, da quella surrealista a quella barocca sino a quella giapponese, con un gioco di specchi che separa gli interni e che li collega magicamente agli esterni. E sono ancora tanti i misteri irrisolti di questa meravigliosa casa-museo.

La Scarzuola, Terni

La Scarzuola è uno straordinario progetto architettonico, frutto della mente eccentrica del celebre progettista Tomaso Buzzi, famoso negli ambienti della borghesia milanese degli anni ’30 ove insieme agli amici e colleghi Gio Ponti e Paolo Venini fondò il gruppo Labirinto, che proponeva oggetti e mobili d’avanguardia per le case di quei tempi. Nel 1956, nei pressi di Montegabbione, sorgeva un convento dedicato a San Francesco d’Assisi e Buzzi ne acquistò il terreno per costruirci la Città Ideale, un luogo che potesse essere una rappresentazione onirica ed architettonica di sé stesso. La città si sviluppa in una vera e propria scenografia teatrale, in cui i rimandi all’architettura classica si sposano misteriosamente con elementi esoterici. Si delineano rappresentazioni tratte da Villa Adriana, I sette edifici dell’Acropoli, Bomarzo e Villa d’Este. Il percorso è ricco di simbolismi e rimandi erotici ed esoterici, ispirati al poema illustrato italiano “Hypnerotomachia Poliphili” che racconta il viaggio iniziatico del protagonista alla ricerca della donna amata, viaggio che comporterà una profonda metamorfosi. Questo complesso progetto occupò Buzzi fino al 1978 e negli anni successivi fu il nipote Marco Solari a completarlo nelle parti mancanti. Tutt’ora si possono fare visite accompagnati dal giovane erede che racconta aneddoti insoliti e privati riguardanti la misteriosa Villa.

Palazzo Biscari, Catania

Situato nel cuore di Catania, Palazzo Biscari è la punta di diamante del barocco catanese e uno dei più bei palazzi della Sicilia. I lavori di costruzione, che videro coinvolte ben tre generazioni dei Principi di Biscari, iniziarono alla fine del 1600, dopo il terribile terremoto del 1693. Una volta gettate le fondamenta dal principe Ignazio Biscari, fu la volta del figlio Vincenzo che plasmò la struttura del palazzo in relazione alla sua eccentrica personalità: la facciata posteriore, rivolta verso il mare, fu costruita con decorazioni magnificenti perché doveva apparire come la porta d’ingresso della città per navigatori e viaggiatori. Anche nelle sale interne non mancò lo sfarzo barocco, con numerosi riferimenti alla mitologia greca. Nel salone delle feste, fiore all’occhiello del palazzo, fu concepita una scala adornata di stucchi bianchi a mo’di schiuma del mare, che doveva ricordare un’onda circondata di spuma marina entrata dai grandi finestroni che davano proprio sul porto di Catania. Con lo splendore delle sue settecento stanze, Palazzo Biscari è stato scelto per numerosi set cinematografici, tra cui I Vicerè. Oggi è possibile visitarlo in compagnia del principe Ruggero Moncada, discendente della famiglia, che porta a scoprire stanze e aneddoti del palazzo. Uno fra tutti: durante la seconda guerra mondiale gli inglesi, che avevano ne preso possesso, giocavano a tennis in questa magnifica sala da ballo.

Piscina Mirabilis, Campi Flegrei

Grandiosa cisterna idrica e opera di grandissimo livello di ingegneria, la Piscina Mirabilis è uno straordinario monumento archeologico romano a Bacoli, nella zona dei Campi Flegrei. La struttura fu scavata interamente nel banco tufaceo della zona e si tratta della più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani in età Augustea, con la funzione di approvvigionare di acqua le numerose navi della flotta militare imperiale che erano ormeggiate e stanziate nel porto di Capo Miseno. La costruzione, di pianta rettangolare misurante 70 metri in lunghezza per 15 in altezza e 25 in larghezza, riusciva ad immagazzinare 12.600 metri cubi di acqua, che veniva estratta attraverso le aperture sommitali. Allo sguardo di chi entra si presenta un vuoto, profondo come un edificio di tre piani, invaso da una selva di piloni sui quali poggiano archi e volte e che dividono lo spazio in cinque grandi navate, perforate in maniera rapsodica dalla luce che piove dall’alto. Il nome attuale le fu attribuito nel tardo Seicento dai primi studiosi e viaggiatori e con l’esplosione del Grand Tour, fu una delle mete fisse degli intellettuali Europei, tra cui Goethe, Mozart e Dumas.

Tempio del Valadier, Ancona

Nascosto tra le pareti di marmo di un’antica grotta nelle Marche, giace un tempio speciale, dedicato alla Vergine Maria. La caverna si sa che fu utilizzata fin dall’antichità, grazie al ritrovamento di resti databili all’età del bronzo e del ferro, fra cui forni per la cottura del pane, magazzini per il grano e monete; nel decimo secolo fu rifugio per le popolazioni locali, che cercavano riparo dalle tribù di invasori provenienti da quella che oggi è l’attuale Ungheria. Il capolavoro neoclassico fu costruito nel 1828, una straordinaria costruzione voluta da Papa Leone XII (originario di quelle terre) e commissionata all’architetto romano Giuseppe Valadier che la progettò a pianta ottagonale, essendo l’8 il numero della resurrezione di Cristo. L’accostamento ardito tra le severe linee architettoniche del tempio in travertino e le ruvide pareti della montagna destano un incredibile senso di stupore e meraviglia nel visitatore che entra in quello che il Papa concepì come luogo di espiazione di colpe e peccati.

Abbazia di Cervara, Santa Margherita Ligure

Affacciata poeticamente sul Golfo del Tigullio, l’Abbazia di Cervara è un ex complesso monastico, ancora oggi luogo di culto cattolico, lungo la strada costiera tra Santa Margherita Ligure e Portofino. Costruita nel 1361come monastero dedicato a San Girolamo, quello che un tempo fu l’orto dei monaci è divenuto lo straordinario giardino monumentale all’Italiana esteso su due livelli, l’unico storico giardino ligure a picco sul mediterraneo. Il prestigio di San Girolamo della Cervara e la splendida posizione la resero fin da subito una meta privilegiata al passaggio di personaggi illustri, le cui visite sono scritte nelle pagine della cronaca locale: dal poeta Francesco Petrarca a Santa Caterina da Siena di ritorno da Avignone, da Papa Gregorio XI a Don Giovanni d’Austria, il famoso condottiero che sconfisse i Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571. Il giardino, fiore all’occhiello del luogo, rispecchia i migliori canoni dell’arte topiaria con siepi di bosso abilmente potate per formare disegni geometrici. Sono presenti una quantità innumerevole di piante e specie floreali, tra cui l’agave americana, la palma cinese, le coloratissime strelitzie, un secolare albero del pepe rosa, i pini d’Aleppo, le bouganvillee, gli agrumi ed un glicine plurisecolare che ombreggia la silenziosa corte. Il luogo mantiene ancora integro il fascino dell’originario romitorio ed è oggi parte del prestigioso circuito dei Grandi Giardini Italiani.

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